KA-BOOM

l'esplosione del paesaggio
"KA-BOOM #05" Pieve Emanuele, 2011
“Con questi frammenti ho puntellato le mie rovine”
Thomas S. Eliot, “La terra desolata”

Nell’apocalittica sequenza finale del film “Zabriskie Point” di Michelangelo Antonioni, la protagonista Daria immagina l’esplosione di una villa nel deserto, ossessivamente ripetuta e rallentata in fotogrammi successivi, come una profezia della fine del mondo distrutto dal capitalismo.
L’11 Settembre 2001, il fotografo Thomas Hoepker scatta la sua immagine più iconica e controversa, dove alcuni ragazzi stanno conversando seduti al sole in un parco di Brooklyn, mentre dietro di loro un’enorme nuvola di polvere e fumo si alza in cielo da Manhattan.

"Zabriskie Point, 1970" © Bruce Davidson/Magnum
"Brooklyn, New York. September 11, 2001" © Thomas Hoepker/Magnum

Ho iniziato a fotografare esplosioni nel 2008 in Italia, all’inizio dell’attuale crisi economica globale. Dopo aver lavorato per molto tempo su demolizioni, frane e altre trasformazioni del paesaggio, era un’ideale evoluzione delle mie ricerche precedenti legate al tempo, al senso del limite e alle tracce di una memoria collettiva. Si potrebbe dire che il mio lavoro riguardi una sorta di “estetica della distruzione”, ma preferisco considerarla piuttosto come una naturale e irreversibile entropia.

"KA-BOOM #27" Monte Rosa, Gressoney, 2013
"KA-BOOM #04" Perrero, 2011
"KA-BOOM #25" Genova, 2010

Seguendo il motto degli artificieri della Polizia di Stato, “Semel errare licet” (Si può sbagliare una volta sola), uso una macchina fotografica di grande formato 4’x5′: un solo scatto e buona fortuna! Il progetto affronta concetti come “tempo”, “limite” ed “energia”, non solo riguardo l’esplosione, ma anche attraverso la rappresentazione di una dissoluzione, perfetta metafora della distruzione del mondo contemporaneo a cui ogni giorno assistiamo come spettatori, a volte indifferenti. Uno spettacolo sublime che attrae e respinge al tempo stesso; doloroso, ma forse necessario per ricostruire e rinnovare.

"KA-BOOM #30" Berlin, 2013
"KA-BOOM #17" Rapallo, 2009
"KA-BOOM #16" Palmaria, 2009

Il mio primo interesse è il contesto dove ha luogo un evento, la scena che circonda il caos, i comportamenti sociali del pubblico, più che l’esplosione in sé. Infatti, lo scoppio potrebbe anche sembrare a prima vista un falso o un errore all’interno dell’immagine, un momento sospeso tra realtà e finzione. A questo proposito, sono molto colpito dal fatto che molte persone mi chiedano se le mie fotografie siano costruite o messe in scena, anche se ovviamente non lo sono. Mi fa riflettere sulle credenze ed aspettative che abbiamo nei confronti delle immagini. Inoltre, la distanza del punto di vista, lo stesso di uno spettatore curioso o del fuochino compiaciuto della distruzione che ha creato, ci ricorda che guardare non è mai un atto neutrale. Lavorare su tutte queste contraddizioni significa anche riflettere sull’ambiguità del linguaggio fotografico.

"KA-BOOM #11" Bertonico, 2010
"KA-BOOM #47" Red Road, Glasgow, 2015
"KA-BOOM #40" Didcot, 2014
"KA-BOOM #44" Campiglia, 2014
"KA-BOOM #33" Corvara in Passiria, 2013
"KA-BOOM #08" Adelfia, 2010

Negli ultimi anni ho condotto un’approfondita ricerca sull’uso degli esplosivi in ambito civile, lavorando a stretto contatto con alcuni esperti internazionali del settore. Ho studiato molte pubblicazioni specialistiche, con una particolare attenzione alla loro impaginazione e all’apparato iconografico. Ho avuto accesso all’archivio storico di un’importante azienda italiana attiva nella produzione e commercializzazione di esplosivi dagli anni ’50 fino a fine anni ’90 e ho voluto mettere a confronto tutte queste immagini “funzionali”, realizzate solo per mostrare qualcosa e per essere semplicemente ciò che sono, senza alcuna ambizione artistica, con le fotografie di esplosioni che avevo realizzato in precedenza, rendendo il progetto più complesso e ambiguo.

"Blasting Practice" ICI, 1962
courtesy Italesplosivi
courtesy Italesplosivi
courtesy Italesplosivi

Poi ho ricostruito e ri-fotografato alcune di queste immagini, a volte usando me stesso come attore: gli strumenti, le pose, i gesti fanno parte di una sorta di azione “performativa”. Qualcuno ha detto che questa è la parte più inquietante del lavoro e mi sono chiesto perché; la maggior parte degli oggetti che ho tra le mani sono solo dei modelli che ho costruito con materiali diversi dagli originali. La risposta è che le fotografie, più di altri media, dipendono dal contesto in cui vengono osservate. L’ansia che proviamo non è quindi dentro alle immagini, ma solo nei nostri occhi e nella nostra mente.

"Hands study", 2015
"Cartridge study", 2015
"Gun powder detonation test", 2015
"Hands study 2", 2015
"Gelatin dinamyte cartridge study", 2015

Come nei miei progetti precedenti, continuo a lavorare sull’immaginario collettivo, in questo caso riferito agli esplosivi, attraverso il potere camaleontico della Fotografia. Il libro KA-BOOM The Explosion of Landscape è stato pubblicato da Editions Bessard (Parigi) nel 2017, con testi di Ilaria Bonacossa, Marta Dahò, Giacomo Nardin, Marco Navarra, Lars Willumeit e design di Fabrizio Radaelli.

“KA-BOOM L’esplosione del paesaggio”_ 2008/2016

Fine-Art Pigment print su carta fibre rag baryta 100% cotone
montata su d-bond e cornice
Varie misure
Edizione 7 + II a.p.

Fotografia Festival, MACRO Roma, 2012
Bugno Art Gallery, Venezia 2014


Format Festival, QUAD Derby, 2015
Format Festival, QUAD Derby, 2015